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Letteral_mente. Una questione di famiglia, Claire Lynch -recensione -

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Questa è la storia di Dawn e sua figlia Maggie, separate dalla vergogna, dall'umiliazione, e anche dal rancore del  marito Heron. La storia di un amore che, in un paesino nel Regno Unito degli anni '80, viene osteggiato ed esposto al pubblico ludibrio, solo perché sboccia tra due ragazze. Maggie, però, vuole colmare il vuoto dell'assenza di sua madre. La Grazia dei libri vi racconta "Una questione di famiglia" delicata e intensa, di Claire Lynch D escrizione  È il 1982 e Dawn, ad appena ventitré anni, ha già una figlia, Maggie, e un marito, Heron, che pianifica il loro futuro. Un futuro che, per quanto modesto, sembra avviato su binari sicuri. Finché Dawn non incontra una donna, Hazel, e quasi senza accorgersene se ne innamora. Decide di parlarne con il marito, convinta che lui, un uomo mite e benevolo, capirà. Non è così. Gli avvocati a cui l’uomo si rivolge gli consigliano di chiedere la custodia esclusiva di Maggie: donne “depravate” come sua moglie non possono...

Amici di penna: In quali circostanze si svela la natura vera delle persone?

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Si dice che il tempo riveli la personalità di qualcuno, perché la maschera prima o poi cade e  non può che uscire fuori per com'è davvero. Ma quali sono le circostanze in cui una persona, se sta mentendo o nascondendo le sue vere intenzioni, è costretta a svelarsi?  Ph. Pixabay Il tempo è galantuomo, dice un famoso proverbio,  perché restituisce tutto. Nel caso delle persone, però, è un affare decisamente più complesso. Bisogna prendersene tanto per conoscere qualcuno davvero a fondo, e a volte nemmeno basta.  Questo accade perché   ognuno di noi indossa una maschera, interpreta un personaggio in quello che viene considerato il palcoscenico più impegnativo di tutti: la vita. Tutti noi siamo degli attori, e ciò non è da intendersi come una denigrazione o un'accusa di falsità, in quanto è chiaro che ognuno di noi ha un ruolo nella propria esistenza e in quella degli altri, come quando arriva il momento di entrare o uscire di scena. Ebbene, ci sono perso...

Amici di penna. Il giudizio come filtro di controllo sociale: cosa ci spinge a giudicare?

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Ci sono persone che temono costantemente il giudizio per ogni cosa, e non di rado si trasformano anch'esse in giudici, perchè sono tanto più rigidi con gli altri quanto lo sono con se stessi. Questo è un processo a cui, più o meno, andiamo incontro tutti, ma è possibile prenderne coscienza e arginarlo Ph.Pixabay La società funge spesso da controllore, ovvero esiste una sorta di coscienza collettiva che agisce secondo norme più o meno tacite. Esse sorvegliano, quindi, i comportamenti dell'individuo singolo, in modo che rispetti  quelle  consuetudini reiterate nel tempo e delle quali non si può più fare a meno.  Negli ultimi dieci o vent'anni l'ecosistema società funge sempre più da filtro per condannare, prevalentemente, le scelte, gli atteggiamenti, o qualsiasi espressione di pensiero individuale che sia difforme dalle aspettative sociali.  Spesso, scegliere di andare contro il pensiero unico dominante equivale all'isolamento, alla ghettizzazione; e  non tutti h...

Amici di penna. Dalla sovraesposizione mediatica alla misantropia: le mode social(i)

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Esistono due macrogruppi: uno formato da persone che non sanno rinunciare ai social, alla visiblità, ai like, ai commenti di approvazione e alla condivisione. L'altro che, invece, rifugge da ogni contatto con il mondo non solo virtuale, ma anche reale. Una connessione e una misantropia che costituiscono i poli opposti di una società edonistica, analizzati nella rubrica "Amici di penna" Al giorno d'oggi la maggior parte di noi è abituata a condividere, in misura maggiore o minore, la propria vita sui social: foto, post, avvenimenti importanti. Tutto (o quasi) è alla portata di chiunque, dei commenti e dei like altrui.Oltre alle persone affini alla visibilità, che sfruttano al massimo le vetrine mediatiche, senza le quali sei considerato fuori dal mondo , esistono quelle che fuori dal mondo vogliono starci davvero, e in maniera negativa: sono coloro che parlano degli altri con un certo disgusto, che rifuggono dalle occasioni conviviali o di condivisione, che spesso pre...

BOO(k)! Festival. Totò, A'Livella, e il culto della (non)morte a Napoli

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A Napoli, come in tutta la Campania, non si muore mai completamente. La morte diventa davvero qualcosa che fa parte della vita. Si cercano modi per comunicare con i propri cari, per coinvolgerli nella quotidianità, ma anche ricevere da loro aiuto e protezione. Totò, emblema partenopeo, ha scritto di come tutti siamo uguali dinanzi alla Morte, non esistono più blasoni e privilegi sociali: la morte rende tutti uguali. Un volto di Napoli attraverso il famoso poema "A' livella", e il particolare culto della non-morte.  Cimitero delle Fontanelle, Anime Pezzentelle.  Ph.Pixabay (..)Perciò, stamme  a ssenti…nun fa 'o restivo, suppuorteme vicino-che te ‘mporta? Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte! A'livella, la storia Questa poesia è stata pubblicata nel 1964, e l’assunto di base è che  la Morte rende tutti uguali. Una volta arrivati al cimitero, non esistono più blasoni, privilegi sociali né titoli. Con la sua ironia, il princ...