Amici di penna. Imane, simbolo delle Olimpiadi in una società che odia il diverso

Il caso della pugile Imane Khelif ha suscitato uno scandalo, perché si credeva fosse un uomo trans che gareggiava in una categoria femminile. Un pubblico di genetisti improvvisati  che parlava di cromosomi XY e di transfobici, che non hanno lesinato in battute squallide e volgari sui suoi probabili attributi maschili. Lei (perché si tratta di una donna), invece, ha vinto l'Oro per il suo paese: un bel pugno in faccia a questa società che odia il diverso


Ph. Pixabay






Fin dalla cerimonia di apertura (in una giornata di pioggia, dove atleti e capi di stato si ammollavano mentre Macron li osservava, al sicuro, sotto la sua pensilina), sospettavo che queste Olimpiadi sarebbero state subissate di polemiche

A cominciare dall'accusa di blasfemia piovuta - è proprio il caso di dire- sull'esibizione delle drag queen, scambiata per un oltraggio all'Ultima Cena dei 12 apostoli, fino alle diverse lamentele degli atleti sul servizio negli alberghi e agli allenamenti rinviati perché la Senna (dopo i cospicui investimenti dell'Amministrazione per farla depurare) era ancora inquinata. 

Ma, indubbiamente, l'avvenimento che ricorderemo di più di questa edizione è stato l'incontro fra Angela Carini, e Imane Khelif. Dopo soli 45 secondi, la pugile italiana ha abbandonato l'incontro in maniera superficiale e ineducata, voltando le spalle all'avversaria e senza neanche stringerle la mano. 

E, per rendersi credibile, ha giocato sull'emotività: in un'intervista ha scomodato la buonanima del padre, morto da poco, il quale immagino che dopo la sua sceneggiata sul ring si sarà rivoltato nella tomba. 

In realtà, la pugile italiana forse pensava di essere stata frodata. Credeva che quel pugno un po' troppo pesante fosse la conferma di tutte le voci che giravano su di lei. Avrà avuto paura di perdere? Io credo che la sconfitta c'entri ben poco e poi, con il suo comportamento, ai miei occhi ha perso comunque. 

Il caso della pugile Imane Khelif ha suscitato uno scandalo, perché si credeva fosse un uomo trans che gareggiava in una categoria femminile. Un pubblico di genetisti improvvisati  che parlava di cromosomi XY e di transfobici, che non hanno lesinato in battute squallide e volgari sui suoi probabili attributi maschili. Lei (perché si tratta di una donna) ha vinto l'Oro per il suo paese: un bel pugno in faccia a questa società che odia il diverso.  

Imane ha un livello di testosterone più alto del normale, e questo ha fatto scoppiare una polemica. Naturalmente, le autorità sportive competenti e i medici che hanno effettuato le analisi, hanno smentito la probabile illegittimità della sua partecipazione. Si tratta  di una condizione nota come intersessualità, che rientra fra gli acronimi della comunità LGBTQIA+, e nulla influisce sulle sue prestazioni e tantomeno sull'identità di genere. Se avesse davvero avuto questa potenza incontenibile, non avrebbe perso la maggior parte dei suoi incontri, ma avrebbe vinto sempre e per k.o. 


Ma ora rispondete alle mie domande: se fosse stata davvero un uomo trans, meritava tutte le manifestazioni di odio che ha ricevuto? Questa è o non è una società che vuole l'integrazione solo sulla carta, ma nel concreto non intende rinunciare ai privilegi, all'eteronormatività, e agli stereotipi di genere? E non ne è una prova il fatto che neppure l'ambito sportivo riesca a educare in tal senso? 
Per non parlare di chi sostiene la Carini solo perché italiana, quindi abbiamo anche il solito rigurgito nazionalista che giustifica tutto e insabbia anche le scorrettezze, come ormai è consuetudine fare dall'altra parte della barricata. 

Mi sono indignata come donna, giornalista e membro della comunità. Ho ritenuto doveroso scrivere anche il mio parere, che non sarà paragonabile a quello dei miei esimi colleghi, ma non per questo me ne starò in silenzio, Mai. 

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