Ancora una volta, mi sono trovata a leggere un libro che parla della perdita, e di come ognuno di noi elabori un proprio modo per superarla, anche se probabilmente non ci si rassegna mai completamente.
Il libro di Laura Imai Messina, però, racconta il dolore in una maniera delicata, che si innesta con la spiritalità animista e profonda del Giappone, paese che l'ha accolta da quando aveva 23 anni, e dove ora insegna in una delle università più prestigiose di Tokyo. Le descrizioni permettono di immaginare un luogo quasi magico, in cui echeggiano forti i richiami alla tradizione, che si fondono con la tecnologia e gli ambienti urbani ultra moderni.
La caratteristica che più mi piace della civiltà nipponica è l'educazione al rispetto per i propri antenati, e un culto della morte che diventa quasi quotidiano, simboleggiato dalla costruzione di un piccolo altare casalingo dove venerare i propri defunti.
La Cabina del Vento, un luogo sospeso su una montagna tra realtà e Aldilà, diventa la materializzazione del bisogno dei vivi di comunicare con i loro cari scomparsi, ma, più in generale, con persone che sono ormai fuori dalla loro vita.
Bella la sottotrama dell'amore ritrovato fra i due protagonisti, Yui e Takeshi, una coppia unita da una condizione di sofferenza comune per i rispettivi lutti: Yui ha perso madre e figlia di 3 anni nello Tsunami del 2011, e Takeshi sua moglie, per un brutto male. Un amore timido, quasi un sussurro nel vento, un po' timoroso di assaporare una gioia perduta e volatile che, in qualsiasi momento, può svanire di nuovo.
La purezza innocente dei sentimenti descritti si fonde, a un certo punto, con la crudeltà di una natura che non ha dato scampo ai parenti dei protagonisti, si può dire che sia una sorta di percorso perverso che li ha fatti incontrare, perchè destinati a stare insieme. Lo Tsunami e il tifone che spazzano via le certezze e drammatizzano la storia, sono un punto di partenza e arrivo, addirittura considerati morti che ritornano.
Storie di persone vive che si intrecciano con le voci dei morti, e un telefono che porta nel vento quelle parole che non hanno mai avuto il coraggio di venire fuori. Un romanzo anch'esso sospeso in una dimensione quasi ultraterrena, poichè il Sollevante sembra essere un mondo quasi mitico e così diverso dall'Occidente.
Un finale commovente, che districa un nugolo di paure e chiosa una storia surreale, ma che lascia il segno nell'anima.
Se consiglio questo libro? Assolutamente!
Se vi piacciono le storie intense e ricchie di spiritualità, ma impalpabili e sfuggenti come il vento, allora non potete farvelo scappare!
Voto: 10
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